“Testardo” (ovvero storie di valigie addomesticate)

Come raccontavo in questo post, in seguito ad un piccolo incidente ho dovuto ricomprare le mie amate valigie di alluminio.
Un po’ per risparmiare, un po’ perché volevo provare qualcosa di nuovo, ho pensato di restare “in Italia” ed acquistare una coppia di valigie Kappa K-Venture da 37 litri per montarle sul classico telaietto tipo Givi “PL”, quello in uso da anni per le valigie in plastica.
Il problema è che non tutto è andato precisamente nel verso giusto.
Premessa: le valigie in se sembrano veramente di ottima fattura, robuste, ben rifinite, dotate di ganci per la rete portaoggetti nella parte inferiore dei coperchi e con i coperchi stessi staccabili completamente all’occorrenza.
Dal punto di vista costruttivo direi che si sono rivelate decisamente all’altezza, se non migliori, di altri marchi ben più blasonati.
Il problema è arrivato quando le ho piazzate sulla moto.
La posizione sull’Adventure è risultata completamente sbagliata.
Mi sono trovato con le valigie collocate in posizione molto avanzata e a ridosso della pedana passeggero, con pochissimo spazio per le gambe dello stesso, e tanto (troppo) inclinate in avanti.
Belle da vedere, molto aggressive, ma con un piccolissimo effetto collaterale: per via dell’eccessiva inclinazione lo spigolo posteriore delle borse eccede il livello del portapacchi, rendendo completamente impossibile l’utilizzo di una sacca a rotolo di grosse dimensioni (come quella che uso di solito per l’equipaggiamento da camping, 50 o 60 litri) collocata sul portapacchi.
E non si tratta di pochi centimetri, recuperabili con degli spessori: i centimetri di dislivello alla fine del montaggio sono ben sette!
La foto rende piuttosto bene l’idea.

a09ff12c-a24a-4913-8842-280df9b19236

“dai, sempre a lamentarti.. se la borsa la metti in verticale alla fine ci sta!”

I nuovi telaietti a sgancio rapido forse non avrebbero presentato il problema, ma ovviamente non vengono prodotti per la Adventure 950/990.
Il surreale dialogo avuto con lo staff Kappa sulla pagina Facebook (che potete ammirare negli screenshot sotto) non ha dato alcun esito (se non quello di tenermi alla larga dai loro prodotti per i prossimi acquisti, con tutta probabilità).

Ma siccome “io sò testardo”, come recitava nel lontano 2000 un ispiratissimo Daniele Silvestri, mi sono deciso a sistemare la cosa.
Fedele al motto “chi fa da sé fa per tre”, ho inziato a pensare a come modificare i telaietti.
Dopo aver formulato varie ipotesi e razionalizzato il fatto che l’impresa si presentava disperata, almeno con metodi e attrezzature “cantinare”, ha inziato a balenarmi in testa la malsana idea di resuscitare, sistemare ed adattare allo scopo i cari vecchi telai della SW-Motech.
Peccato che uno di questi fosse uscito decisamente maluccio dall’incidente e che , in aggiunta, l’adattatore fornito con le valigie per usare i telaietti givi tipo PL non fosse  comunque utilizzabile senza modifiche (l’adattatore in questione funziona per tutte le valigie Givi/kappa con attacco monokey tranne queste e le Givi Trekker Dolomiti, per la cronaca).
Ma siccome non sono un tipo che si arrende facilmente, ho deciso di provarci comunque.
La modifica che avevo in mente era abbastanza invasiva, ma essendo i telaietti destinati alla discarica, non mi son fatto troppi problemi.
Tanto per cominciare ho raddrizzato e fatto combaciare di nuovo tutti gli attacchi rapidi con le predisposizioni da montare sulla moto (ovvero le staffe sulle pedane passeggero, sui fianchetti, sotto al portapacchi e il passante dietro alla targa), operazione compiuta con sapienti colpi di mazzetta, la presa delicata di una morsa e la precisione di un giratubi più simile ad un’arma che ad uno strumento di lavoro..
Una volta rimesso il tutto in posizione (si, insomma, più o meno), ho risaldato tutto quello che si era strappato o crepato in seguito all’urto. Sono un pessimo saldatore, quindi l’operazione ha richiesto tanta pazienza e svariate bestemmie, ma alla fine in qualche modo ce l’ho fatta. Risultato non perfetto dal punto di vista estetico, ma perfettamente funzionale, quindi missione compiuta.
Almeno la parte facile.
La parte difficile è arrivata quando è giunto il momento di far stare le valigie attaccate  ai telai.
La piastra adattatrice andava spostata leggermente in alto, e fin qui nessun problema particolare, solo due fori da fare esattamente sopra a quelli predisposti sui telai (che, ricordo, possono ospitare valigie di varie marche tramite piccoli adattatori) per le Givi.
Ma la piastrina in questione ha bisogno di spazio vuoto nella parte posteriore, per fare spazio alle sedi per le viti dello sgancio rapido.
Ci ho riflettuto un po’, dopodiché ho preso la decisione drastica, ovvero una fresa da 25mm per praticare due asole in corrispondenza delle suddette sedi.
20171005_173446.dng
Pochi minuti di paura, ma alla fine il test è andato benissimo: la valigia montava perfettamente! (la folla rumoreggia stupita). 😀

20171005_175238.dng
Sicuramente la struttura si è leggermente indebolita, ma quella piastrina comunque serve solo per tenere la borsa in posizione (il peso è scaricato sui perni e sulla barra nella parte inferiore), e comunque mi sono ripromesso di rinforzarla saldando una piccola traversina dalla parte opposta.
Una verniciata per rendere di nuovo presentabili i telai, et voila.
Finalmente le valigie sono tornate in una posizione normale, ed in più ho di nuovo i telaietti smontabili da poter rimuovere quando non servono.

E’ stata dura, ma alla fine ho vinto io.
Per l’appunto, “so’ testardo”.. 🙂
Ah, la canzone è questa 😉

“Datemi un benzinaio!”

Rubo il titolo ad un pezzo un po’ datato di Daniele Silvestri per intitolare l’articolo.. 🙂
Uno dei difetti della cammellona made in KTM è decisamente l’autonomia.
Se non andate costantemente a spasso a velocità “umarell sulla panda”, con i consumi dell’LC8 il chilometraggio prima che scatti il panico da riserva è decisamente ridotto per una moto da viaggio.
Il mercato offre diverse soluzioni, dai maxi serbatoi da 45 litri a quelli posteriori da montare al posto dello scarico (il che implica, manco a dirlo, la modifica con un monoscarico), un interessantissimo serbatoio sottosella da 7 litri (che possono montare solo le Adventure prive di ABS e ha il difetto di eliminare il fondamentale vano porta attrezzi) e i serbatoi posteriori ispirati alle moto da rally (bellissimi, soprattutto quelli prodotti da Landmark.works, ma con cui si perdono le pedane per il passeggero).
Ovviamente noi peones ci arrangiamo con le taniche, di varia foggia e posizionate nei modi più impensabili.
Qualche anno fa avevo acquistato in germania due tanichette da 1,5lt, con asole per il fissaggio, e avevo costruito due attacchi per montarle sulle valigie in alluminio.
Il problema è che le mie valigie nella parte posteriore hanno i meccanismi per l’apertura e lo sgancio e le tanichette avrebbero interferito, quindi decisi di metterle davanti.
Per quanto abbastanza riparate, la loro posizione non mi ha mai convinto troppo e non le ho mai usate.
272533_2056556687535_1927990_o

L’altro giorno mi son capitate in mano e, osservando bene, mi sono accorto che con gli scarichi Leovince (all’epoca avevo le stufe originali) forse avrei avuto lo spazio sufficiente per piazzare le taniche all’interno delle valigie, in posizione decisamente più riparata.
Un paio di rapide prove, il tempo di elaborare un sistema di fissaggio rapido e indolore, ed al grido di “si.. può.. FA-RE!” mi son messo al lavoro.
In pratica le due tanichette si appoggiano al telaietto, trovando un incastro quasi perfetto nelle due guide in alluminio situate dietro le valigie, quelle che servono per agganciarle.
E’ bastato fare due asole nelle suddette guide, necessarie per passarci la cinghia di fissaggio, per sistemare il tutto.
Come si fanno le asole?
In vari modi, a seconda degli utensili che avete a disposizione..
Io, dopo averne segnato la posizione, ho fatto due fori da 3mm alle estremità che ho poi collegato usando il dremel e l’utensile da taglio (e una pazienza degna di un monaco amanuense).
Per rifinire la scanalatura ho usato la fresetta per il dremel, e poi smussato gli spigoli con la cartavetra.

DSC_0080
Come si vede ci vanno precise, non toccano da nessuna parte, restano fermissime, il peso grava soprattutto sul telaietto e avendo scarichi aftermarket il calore non rappresenta un problema.
Inoltre la cinghia di fissaggio con la “fibbia” metallica si allenta in un attimo, permettendo di sganciare le valigie (e rimetterle) senza togliere le taniche.
Vi starete domandando se vale la pena sbattersi così tanto per tre litri di benzina.
Secondo me si.
Alla fine con tre litri, guidando tranquilli (e se arrivate ad aver bisogno del contenuto delle taniche credo che sia il caso di farlo) si riescono a percorrere almeno 45km (se ne fate meno i casi son due: guidate da cani o avete la moto carburata/mappata “ad minchiam”), che non son pochi e permettono, insieme alla riserva della moto, di raggiungere tranquillamente i fatidici 300km di autonomia reale.
Certo, i serbatoi aggiuntivi sono un altro pianeta, ma se consideriamo il costo delle taniche (circa 14 euro ciascuna) alla fine mi sembra un buon compromesso.. 🙂

QUI trovate le tanichette in questione, QUI il link per i bellissimi serbatoi posteriori, se volete fare le cose in grande 🙂

Nord, sud, ovest, est..

Citazione veramente “colta” per il titolo dell’articolo, vero? 😀
Ok, torniamo seri.. 😉
Era da un po’ di tempo che mi balenava in testa l’idea di prendere un telefono rugged.. un device da usare senza troppe preoccupazioni, che se te lo scordi in tasca quando piove se ne frega, che se ti cade non si sbriciola in mille pezzi, e via dicendo.
Alla fine l’ho preso davvero, un Blackview BV-6000.
Non sto a dilungarmi sulle caratteristiche, non è questa la sede, ma vi basti sapere che funziona veramente bene.
Appena ho avuto il telefono in mano, automaticamente è scattato il pensiero “perché non usarlo anche in moto, ogni tanto, magari quando non voglio portarmi il Garmin?”.
Perché l’idea di avere un device tuttofare, un solo attrezzo da portarsi dietro, alla fine mi è sempre piaciuta, senza contare la versatilità di poter scegliere fra la moltitudine di software di navigazione.
All’inizio mi sono affidato ad una soluzione “pronta”, ed ho acquistato un adattatore x-grip della ram-mount (uso il loro sistema a sfera come supporto per il navigatore da anni).
Il telefono si è comportato decisamente bene, molto meno l’adattatore in questione che mi ha soddisfatto solo in parte.. i gommini cadono pericolosamente vicini ai tasti del telefono (bisogna posizionarlo al millimetro, sennò si premono) e quando le aste sono parzialmente chiuse con il telefono inserito il tutto (per il modo in cui è costruito l’adattatore) rimane libero di ruotare di qualche grado.. a meno di non bloccare il tutto con quella specie di retina in silicone che loro chiamano “tether”, fornita in dotazione, ma tutt’altro che immediata nell’utilizzo.
Ho provato a farmi una piastrina da inserire nell’asola per bloccarlo, ed ha funzionato, ma speravo in qualcosa di più efficace, visto che per togliere il telefono bisogna sfilare ogni volta la piastrina altrimenti non si aprono le aste..
Così ho iniziato a costruirmi un supporto con materiali recuperati in garage e poco altro.
Son partito dalla cosa facile, ovvero la base, ricavata da un pezzo di resistente lexan da 5mm di spessore.
Nella parte inferiore della base ho fissato (utilizzando viti TPSE in modo che non sporgessero una volta svasate le sedi) una barra di alluminio con profilo ad “L” (si trovano al brico) che fa da appoggio.
A destra della base ho fissato un’altra barra, ma con il bordo superiore leggermente ripiegato verso l’interno (in modo da non permettere al telefono di uscire) e con un’asola per far passare il cavo di alimentazione.
Rimaneva il problema di come chiudere il tutto.
Volevo qualcosa di solido ma facilmente apribile, per togliere e mettere il telefono al volo, senza viti da allentare o cose strane.
Gironzolando nelle corsie del brico, mi è venuta l’idea che mancava.
Ovvero usare una cerniera da sportello.
Ce ne sono di mille tipi, è bastato sceglierne una della grandezza e con la forma giusta, et voila: avevo la chiusura per il mio supporto!
La base della cerniera, che di solito in casa va sul mobile, l’ho imbullonata alla base del supporto, e alla parte “mobile” ho fissato un’altra lastrina di alluminio, ssempre col bordo leggermente piegato verso l’interno, e con un labbrino rialzato per fare da appiglio per agevolare l’apertura.
Ovviamente il tutto è stato foderato con della gomma antiscivolo, che assorbe anche le vibrazioni, e sull’anta di chiusura è stato applicato uno strato di gommapiuma molto spesso che blocca il telefono.

20160911_221055

Particolare della gommapiuma inserita sull’anta di chiusura.

Nelle foto che seguono, scattate prima di applicare l’antiscivolo, si vede meglio com’è costruito il tutto.

 

Nel video invece il sistema di chiusura.. notate il rassicurante “clack” della cerniera quando la si chiude.. 🙂

Ovviamente per fissare il tutto alla moto ho dovuto comprare una “pallina” della ram-mount, in modo da rendere il tutto intercambiabile col supporto del Garmin.
La prova su strada è stata una bella soddisfazione.
Il telefono è stabilissimo, ho dovuto solo apportare un paio di modifiche per evitare che in seguito a contraccolpi particolarmente “marcati” (es. atterrando dalle impennate ^_^ ) lo smartphone si spostasse leggermente verso l’alto..
Appena avrò voglia probabilmente cercherò di migliorarlo ulteriormente (per esempio sagomando meglio la staffa a destra, dall’aspetto un po’ troppo massiccio, o cercando di aggiungere una chiusura a chiave, anche se la ritengo inutile), ma devo dire che per esser fatto in economia ha superato brillantemente le mie aspettative 🙂

“Vento d’estate” (ma non troppo!)

Da un po’ di tempo mi balenava in testa l’idea di aggiungere un cupolino alla Beta Alp della mia ragazza, in modo da renderla più confortevole in viaggio.
La piccola Alp nasce praticamente senza nessun tipo di protezione aerodinamica (e va benissimo così), ma purtroppo per chi soffre di dolorini alla cervicale stare molte ore in sella senza alcun riparo dal vento può essere un problema.
Nell’aftermarket non esiste niente di pronto e sicuramente si riesce a recuperare qualcosa di adattabile, il problema è che questi pezzetti di plastica li fanno pagare a peso d’oro (cosa che non ci piace).
Ovviamente il vero cantinaro in questi casi si mette all’opera per risolvere il problema con quello che ha in garage (di solito scarti dei più svariati materiali).
E così è stato.
Tramontata l’ipotesi di modellare del policarbonato (dopo qualche tentativo parziale poco riuscito) e relegata la lastra di alluminio come ultima opzione, ho deciso di realizzarlo in vetroresina utilizzando come base di partenza un cupolino rally della mia Adventure.
Visto che avrei dovuto usarne solo una parte, per via delle dimensioni, la cosa si è rivelata abbastanza semplice.
Dopo aver rivestito l’interno del cupolino usato come “stampo” con del nastro da pacchi, ho steso il primo strato di resina e l’ho lasciato asciugare per poi procedere con il secondo strato.
Asciugato anche questo, ho separato delicatamente le due parti e aggiunto un terzo strato di vetroresina sul manufatto, per irrobustirlo.
A questo punto ho cercato di trovare una forma che potesse deviare efficacemente l’aria, basandomi su sofisticatissime simulazioni al computer (no, scherzo, ho semplicemente improvvisato regolandomi con l’esperienza ;D ), ho fatto la sagoma col cartone, l’ho disegnata sul cupolino col pennarello e poi l’ho ritagliata con il Dremel.


Una volta ottenuta la forma defnitiva, per fare un lavoro perfetto sarebbe servito il gelcoat per uniformare la superficie  prima di procedere alla verniciatura.
Ma siccome siamo cantinari mannari e la perfezione la lasciamo agli altri, ho semplicemente stuccato il tutto (con l’apposito stucco per vetroresina) per poi “lisciarlo” con una piccola levigatrice (producendo una quantità di polvere inenarrabile, usate la mascherina!).
La stuccatura va ripetuta nei punti più ostici.
DSC_0041Quando il pezzo assume un bell’aspetto (apparentemente), si può pulire con acquaragia per poi procedere alla verniciatura. E scoprire, alla prima passata di spray, che la superficie non è così liscia come sembrava e l’aspetto non è poi così bello, visto che la vernice evidenzia impietosamente le imperfezioni.
Ma pazienza, il risultato è più “artigianale” 🙂
Con tre passate di spray la pratica “verniciatura” si può considerare archiviata.

Restava da trovare il modo di fissarlo, possibilmente senza forare la plastica originale.
Ho risolto sfruttando, per la parte inferiore, le “alette” presenti sopra al faro della Beta, che ho utilizzato per infilarci due ganci sagomati molto vagamente a forma di “S” (coperti di guaina termorestringente per non graffiare) e piazzando una staffa di alluminio nella parte superiore, ancorata alla mascherina originale con un sistema già usato in altre occasioni, ovvero due piastrine gommate all’interno e serrate da una vite attorno al bordo su cui ancorarsi.
Il risultato è molto robusto e, all’occorrenza, smontabile in 10 secondi netti.

Il responso è stato decisamente positivo, l’aria arriva senza troppa pressione nella zona del collo (che in questa stagione non da fastidio) ma il casco rimane completamente isolato, senza la minima turbolenza.
Lo scorso weekend abbiamo percorso circa 700km e la “pilotina” è rimasta veramente soddisfatta (e la sua cervicale pure).
Per essere il primo prototipo, pur da rifinire, migliorare ed affinare (soprattutto nella forma della parte inferiore), possiamo essere contenti 🙂
Intanto lo usiamo così, poi più avanti ci lavorerò.. 😉

Art Attack! ^_^

Qualche tempo fa, al mio rientro a casa, ho trovato ad aspettarmi un pacco piuttosto voluminoso.
Era il meraviglioso cupolino Evo6 di Rade Garage, oggetto a cui anelavo da un bel po’ di tempo e che la mia ragazza ha pensato di regalarmi per l’imminente compleanno (lei si che sa come far felice un motociclista! 😀 ).
Appena montato, oltre ad ammirare la nuova linea dell’Adventure (il cupolino è più verticale dell’originale e le dona un adorabile look “rally”), ho subito messo in moto i neuroni per cercare di inventarmi una grafica, visto che tutto nero risultava un po’ “pesantone”.
Dopo qualche simulazione al computer per avere un’idea delle varie soluzioni (e scegliere alal fine quella più tamarra, ovviamente) son passato all’azione per fabbricarmi gli adesivi necessari.
Qualcuno mi ha chiesto come si fa una cosa del genere, e così ho pensato di scrivere questo post a mò di piccolo tutorial per chi volesse cimentarsi nell’impresa.
Cosa serve?
Innanzitutto le idee chiare.
Perché occorre avere ben presente cosa si può fare con metodi artigianali e cosa no.
Se volete delle scritte piccole, o cose troppo elaborate, probabilmente non ce la farete, in quel caso meglio rivolgersi agli appositi servizi di stampa.
Se però la vostra idea contempla scritte a caratteri piuttosto grandi e non troppo elaborati, linee, forme regolari.. beh, le probabilità di successo aumentano.
Oltre alle citate “idee chiare”, servono ovviamente dei fogli di vinile adesivo, con i colori che vi servono.
Si trovano senza grossi problemi anche in alcuni Brico, io qui a Lucca li prendo da “Bocci Carta”.
Gli altri strumenti necessari sono un paio di forbici ben affilate, un tagliabalsa con la punta sottile, un pennarello indelebile a punta fine, un righello, un curvilineo, delle pinzette per francobolli (o quelle che usa la vostra donna per “tirarsi” le ciglia 😀 ), del nastro adesivo, del nastro carta e abbondante colla vinil.. ah no, scusate, la colla non serve 🙂

La base di partenza sono le grafiche (nel mio caso alcuni fregi, la scritta “990” con lo stesso font usato sulle fiancate della moto, e la “R” arancione) stampate a grandezza naturale.
Serve un po’ di dimestichezza con i programmi di grafica: io le scritte “990” e la “R” le ho ricavate partendo dalle foto (in buona risoluzione) di quelle sulla fiancata, scontornando.
Ad ogni modo questo è il risultato, i tre numeri esattamente delle dimensioni che mi servono stampati ognuno su un foglio, da ritagliare.

WP_20160122_11_11_23_Pro
A questo punto si sovrappone il numero ritagliato al vinile del colore scelto, si fissa da un lato e poi col righello e il tagliabalsa si incidono le linee del contorno.

WP_20160122_11_14_25_Pro WP_20160122_11_15_22_Pro

Ovviamente, se la vostra stampa non presenta solo linee diritte dovrete usare il curvilineo.
Dovreste arrivare ad un risultato del genere.

WP_20160122_11_22_04_ProSiccome io amo complicarmi la vita ed avevo deciso di avere la scritta col solo bordo bianco e l’interno vuoto, ho dovuto intagliare anche l’interno.
Ho quindi tracciato le linee di taglio con il pennarello indelebile, e poi con il righello e il tagliabalsa le ho incise, facendo attenzione a non “sbordare” nei punti di intersezione.
Il risultato è questo..

WP_20160122_11_26_20_Pro
Adesso, se avete fatto tutte le cosine per bene, dovreste riuscire a tirare via la parte interna. Aiutatevi con le pinzette e se in qualche punto il taglio non è arrivato a congiungersi, incidete col tagliabalsa.

WP_20160122_11_33_20_Pro
Togliete anche la parte esterna e dovrebbe rimanervi così.

WP_20160122_11_38_02_Pro
Ora staccate due pezzi di nastro carta e piazzateli sopra al vostro adesivo in modo da coprirlo completamente, questo vi servirà per poterlo maneggiare comodamente e posizionarlo con precisione.

WP_20160122_11_39_38_Pro WP_20160122_11_42_54_Pro

Adesso il vostro adesivo è pronto. Rimuovete il retro, scaldatelo leggermente col phon (serve per ammorbidirlo e farlo aderire bene) se come me lavorate in un garage non riscaldato, posizionatelo (eventualmente fatevi delle linee guida col nastro carta), schiacciate bene (se l’adesivo è grande iniziate da una parte facendo attenzione a non lasciare bolle d’aria), e infine togliete il nastro carta con delicatezza.
Ripetete la procedura per ogni componente della vostra grafica, et voila!

Questo è il mio risultato.

IMG_0246
Ovviamente guardandolo da vicino si nota qualche piccola imperfezione, ma la soddisfazione di aver fatto tutto da solo, a mano, è enorme.
Ora però vado a comprare un plotter da taglio.. :p

Frenaaaaaaaaaaaaaa!

Molti possessori di Adventure hanno riscontrato un problemino con il freno posteriore.
In pratica dopo qualche frenata a basse velocità, la leva va giù a vuoto e finché l’impianto non si raffredda ci si può scordare il freno.
A me la cosa è successa diverse volte, sia in fuoristrada che in strada, in particolar modo viaggiando in due a pieno carico su strade con molte curve, in discesa.
Ora, se su strada il problema può anche essere considerato secondario, in fuoristrada decisamente no.
Come al solito, sui forum/gruppi facebook si sprecano le soluzioni degli “esperti”, che vanno dal cambiare pastiglie al mettere un liquido freni diverso, allo “spurgare l’impianto che passa tutto”,  come se chi va in moto da vent’anni non lo sapesse e non provasse a fare queste operazioni basilari prima di tutto il resto.
In realtà il problema è un po’ più complesso visto che l’inconveniente, anche con pastiglie superfighe e olio fresco e di marca, si presenta comunque.. magari in ritardo, ma arriva.
Secondo me ci sono varie concause che contribuiscono, ovvero:
-pompa freno leggermente sottodimensionata e con serbatoio (troppo piccolo) integrato.
-pompa freno e tubazione in uscita troppo vicini al collettore di scarico.
-pinza freno che tende al surriscaldamento, aiutata non poco dal punto precedente.

La prima cosa che ho fatto per tentare di arginare il problema è stato costruire una piccola schermatura che riparasse un po’ il tubo del freno dal calore diretto del collettore anteriore, quello che passa più vicino.
Un semplice pezzo di lamiera in alluminio, sagomato a dovere, foderato con del materiale isolante (quello adesivo che di solito si mette dentro alle fiancatine per proteggerle dal calore dei terminali) e fissato con una fascetta.

"..Antò, fa caldo.."

“..Antò, fa caldo..”

Banale, non risolutivo, ma comunque ha fatto in modo che facendo fuoristrada in Sardegna non mi ritrovassi senza freno nemmeno una volta.
Per una soluzione a costo zero, è un successo 🙂
In viaggio l’efficacia della schermatura è stata minore, anche se avvertibile.. mi è successo solo una volta (rispetto alle tre dello scorso anno) di trovarmi a pestare inutilmente il pedale.
Ad ogni modo, problema attenuato ma non risolto.
Ergo, procedere con lo step due.
Qualche tempo fa è stato realizzato da un team un piccolo dissipatore in alluminio da interporre fra la pinza e il tubo del freno.
Dopo un test in gara, dissero che l’oggettino era molto efficace.
Non essendo riuscito a capire come comprare il “cazzillo” (termine tecnico universale per oggetti di piccole dimensioni) in questione, mi sono messo alla ricerca di un suo simile, e appena trovato (su questo sito) l’ho ordinato.
Questo piccolo dissipatore, oltre ad aiutare lo smaltimento del calore grazie alle lamelle, aumenta anche di un po’ la capienza del circuito idraulico, e come facilmente intuibile.. più liquido c’è, più tempo ci mette a scaldarsi.
Purtroppo il montaggio sull’adventure presenta due problemini.
Il primo è che la filettatura della parte che va avvitata sulla pompa è troppo lunga, e per portarla a battuta bisogna segarne un pezzetto.
Il secondo problema è il tubo freno con terminale angolato. Nel senso che una volta installato, il tubo non riesce ad incastrarsi nelle sedi sul forcellone ma rimane sollevato.
Io ho interposto dei distanziali ricavati da un pezzo di teflon che avevo in garage, col risultato che si vede in foto.

Ok, abbiamo il dissipatore. E pure la sopraelevata.

Ok, abbiamo il dissipatore. E pure la sopraelevata.

Peccato che il tubo rimanga piuttosto esposto, con il rischio che facendo off un ramo si infili fra lui e il forcellone, strappandolo via.
All’inizio avevo pensato di cambiare la tubazione, poi un giro al brico mi ha fornito la soluzione di cui avevo bisogno: un profilato di alluminio a “L” (del costo di circa 5 euro), sagomato e avvitato sul forcellone (con uno strato di gomma interposta per non graffiarlo) insieme ai supporti per il tubo.
Ok, il riparo l’abbiamo trovato.. 🙂

Alzate le barricate! Veloci!

Alzate le barricate! Veloci!

Nell’ultimo giro sul Gargano ho provato ad accanirmi molto più del dovuto sul freno posteriore, anche in fuoristrada, senza riscontrare problemi. E’ presto per dire di aver trovato la soluzione definitiva, ma indubbiamente il miglioramento c’è.
Se non bastasse, passerò allo step tre, ovvero trovare una pompa con serbatoio separato e sostituirla alla striminzita pompa originale.
Dopodiché, non rimane che l’esorcista.

“Chiù borse pe’ tutti!”

Come si sa, quando si viaggia in moto in due lo spazio non è mai abbastanza, sempre ammesso che si voglia continuare a tenere la moto entro i limiti della decenza e di una manovrabilità umana.
Per fortuna oggi il mercato offre svariate soluzioni sia per il trasporto del bagaglio vero e proprio, sia per avere a portata di mano le cose indispensabili o da prendere al volo in caso di necessità, come ad esempio le tute antipioggia.
Perché no, non è simpatico dover sganciare le cinghie, aprire una sacca e ravanare 5 minuti per cercare l’antiacqua fermi in mezzo alla strada mentre arriva il diluvio universale.
Da tempo stavo adocchiando le borse morbide da attaccare sopra alle valigie d’alluminio, utili proprio per metterci dentro antipioggia/sovraguanti/rinforzino per il fresco/etc, ma il fatto di spendere non meno di 100 euro per due borse da usare 3 volte all’anno non mi andava molto a genio.
Intendiamoci, nonostante sia lucchese (e i lucchesi hanno storicamente la fama di avere il “braccino corto”) non mi faccio problemi a spendere quattrini.. quando vedo una cosa tremendamente figa, innovativa, utile o di cui penso di non poter fare a meno (spesso giustificandomi nei modi più strani), la mia reazione di solito è questa..

4f361778_960px_shut_up_and_take_my_money_1024x1280_by_amnoartist-d8z92vq
Viceversa, quando penso che i soldi da spendere siano troppi per il reale valore dell’oggetto, di solito mi si accende il criceto e inizio a cercare soluzioni alternative.
Vi racconto come ho risolto il problema delle borse portaoggetti ad un costo ridicolo.
Qualche tempo fa sono andato da Decathlon in cerca di un borsello da mettere sul portapacchi della Beta delle mia ragazza per l’uso quotidiano, e nel reparto tennis mi son imbattuto in una sacca portascarpe che sembrava fatta apposta. Bastavano due cinghie ed avrebbe svolto il suo dovere in maniera egregia.
Quando l’ho portata a casa per metterci le cinghie, ho notato che avrei potuto sfruttarla anche per i miei bisogni, visto che le dimensioni erano abbastanza giuste.
Dopo qualche giorno sono tornato sul luogo del delitto e ne ho acquistato altre due 🙂
Per capirsi, la borsa in questione è questa…

WP_20150804_15_38_08_Pro

E’ bastato aggiungere quattro pezzi di fettuccia con del velcro alle estremità ed ecco pronte le mie borse aggiuntive.

WP_20150804_17_03_19_Pro WP_20150804_17_03_00_Pro
Il tutto per la spesa folle di 4,95 euro ciascuna, più un po’ di centimetri di fettuccia e velcro.
Certo, servono un minimo di manualità e l’uso della macchina da cucire, ma con i bei soldini risparmiati (per una cosa che verrà usata saltuariamente) si può mettere benzina per farsi qualche bel giro, no? 😉

E poi non stanno nemmeno male.. 🙂

WP_20150804_17_01_03_Pro

Sogni d’oro! :)

Primavera in arrivo, tempo di iniziare a viaggiare o di pianificarne qualcuno 🙂
Per l’occasione rispolvero un post già pubblicato qualche tempo addietro su un forum, sperando che sia utile a qualche traveller 🙂
Quando in viaggio si percorrono centinaia di chilometri al giorno per diversi giorni, riposare bene è importantissimo. Ma non sempre è facile farlo, specialmente se optate per il campeggio..
Ci sono persone che dormono tranquillamente in terra e senza cuscino, altre che dormono anche sui sassi appuntiti come i fachiri ma senza cuscino non prendono sonno, altre ancora che necessitano di un buon materassino (di cui magari parleremo un’altra volta) e di un cuscino valido.
Io, complice anche il fatto che sono un “side sleeper” (ovvero, molto più banalmente, dormo coricato su un fianco), appartengo a quest’ultima categoria.
Qualche tempo fa, dopo averne sperimentato diversi ed essere rimasto abbastanza deluso, mi sono messo alla ricerca di un cuscino che coniugasse comodità e un ingombro ragionevole (in moto lo spazio non è mai abbastanza).
Non avendolo trovato, mi sono deciso a costruirmelo da solo.
E adesso vi spiego come 🙂
La prima cosa da fare è reperire un normalissimo cuscino gonfiabile floccato (quelli con l’effetto “velluto”), del costo di pochi euro. Io per l’occasione ne ho utilizzato uno di Decathlon.

bd09368eb0da43e2433fe65d80ad09dc
Secondo step: trovate un negozio che ha in offerta (son Lucchese, cerco sempre di risparmiare..) i guanciali memory e compratene uno.
Prendete l’imbottitura e tagliatene un pezzo pari a circa 1/3 della lunghezza, poi dividetela in due come se doveste fare un panino (di solito l’esempio rende subito l’idea) come nella foto sotto.

7d85952485d5c84ad2710b1c6e3b1688

In pratica dovete ottenere un pezzo di memory appena più stretto del cuscino gonfiabile steso, la foto lo spiegherà molto meglio di me 🙂

f0717d11a8ebc73efdf3b0976fbe0986

L’ultimo passaggio è quello di reperire una vecchia federa per cuscini e tagliarla a misura, in modo da contenere il tutto.
E’ un lavoro di pochi minuti se sapete usare una macchina da cucire o se avete fra i vostri familiari/amici qualcuno che lo sa fare 🙂
Questa secondo me è la soluzione più semplice, in quanto quando va utilizzato basta mettere il cuscino sgonfio e il memory dentro alla federa, gonfiare  e chiudere.
Altrimenti potete arrangiarvi con altre soluzioni, scatenate la vostra fantasia 🙂

Il risultato dovrebbe essere simile a questo..

0f119877dbb102c097af22db75743cb0         e221ab82f0ba25fa0b88704f778b32c8

Ora appoggerete la testa sullo strato di memory, decisamente confortevole, e sarete con il viso a contatto con la stoffa come se fosse un normalissimo cuscino. E variando la pressione di quello gonfiabile, potrete ottenere un supporto morbido o rigido a seconda delle vostre esigenze.

Per il trasporto basterà sgonfiare e arrotolare molto stretto il cuscino floccato con al suo interno la federa (protetta dallo sporco) e il memory.. essendo quest’ultimo molto comprimibile, si otterrà un piccolo e leggero cilindro che occupa pochissimo spazio.

f4b99d41a768c1c840b98cbef86c4325

Io e la mia ragazza stiamo usando un paio di questi guanciali da un anno e mezzo, e vi assicuro che sono comodissimi 😉

Lo Zen e l’arte del filtraggio della benzina..

Uno dei (pochi) problemi cronici che affliggono la KTM Adventure è quello relativo ai filtri benzina, come molti possessori ben sanno.
I progettisti hanno fatto un errore di valutazione (mai corretto) ed hanno pensato di incorporare i filtri benzina nella pompa della benzina stessa.
Perchè un errore di valutazione?
Semplice: in giro per il mondo (ma non solo, anche in giro per la nostra bella Italia) può capitare di fare rifornimento da qualcuno che ha la cisterna non proprio pulitissima. Magari si ha la sfiga di fare rifornimento quando la cisterna è quasi vuota et voila, tutta la monnezza che viene su ce la ritroviamo nel serbatoio.
I filtri servono proprio a questo, ovviamente, ovvero evitare che quelle particelle di sporco arrivino agli iniettori, ma alla lunga si intasano e iniziano i problemi.
Problemi che spaziano dalle irregolarità di funzionamento alla moto che non tira in alto, fino alla possibilità che la moto proprio non funzioni.
Cose belle, insomma.
Per sostituirli serve smontare il serbatoio sinistro, staccare la pompa dal serbatoio (visto che è interna e lavora in immersione), cambiare i filtri con quelli dell’apposito kit, magari sostituire gli OR, e rimontare il tutto.
Non proprio agevole se siamo in mezzo all’Africa, anche dando per scontato che abbiate la manualità necessaria, e oltretutto il ricambio occorre portarselo dietro e non è nemmeno economico (il kit filtri costa circa 90 euro).
E no, anche se non andrete mai in Africa non siete al riparo.. mediamente intorno ai 30.000km i filtri benzina si riempiono comunque di schifezze ed hanno bisogno di essere sostituiti.
Ovviamente in molti nei vari forum si sono messi all’opera per aggirare questo problema, ma quella che vado a presentarvi rappresenta LA soluzione. Definitiva. Non dovrete più preoccuparvi nemmeno se vi verseranno la tanto agognata brodaglia da una tanica con il muschio. Dentro.
Bello vero?

Ok, vediamo come fare.
Il primo passo è quello di filtrare la benzina alla sorgente, ovvero prima che entri nel serbatoio.
Per questo si possono usare dei filtri esterni, anche realizzati con materiali di emergenza, ma che hanno il difetto di essere scomodi.. prendere filtro e imbuto ogni volta e poi rimettere via tutto ancora bagnato non è il massimo.
L’alternativa sono i filtri a calza, da inserire nel bocchettone, come quelli in vendita per le moto da cross, filtri che però di base hanno una capacità di filtraggio abbastanza ridotta, di solito da 25 a 40 micron, ovvero lasciano passare comunque roba che alla lunga intaserà i (costosi) filtri originali.
Un mio amico che ne sa, tale Guglielmo, dopo aver cercato i materiali appositi per mezzo mondo (non sto scherzando) e fatto innumerevoli prove, alla fine è riuscito a costruire delle “calzette” da attaccare ai bocchettoni del serbatoio (quindi da lasciare sempre inseriti) costituite da 4 strati di due materiali diversi capaci di filtrare a (rullo di tamburi) ZERO micron.
Esatto, da quei filtri non passa nulla che abbia dimensioni superiori al millesimo di millimetro.
Ed i tempi per il rifornimento si allungano solo di poco, un disagio sopportabile se pensiamo ai problemi che vengono evitati.
Già così ci sarebbe da saltare di gioia, ma siccome ci garba fare le cose a modino, “quel gran genio del mio amico” è andato oltre.
Come avrete sicuramente notato in precedenza ho parlato di “filtri”, al plurale, perchè quelli sulla pompa della benzina sono due.
Uno a bustina, meno critico e che all’occorrenza se non è messo proprio malissimo può guadagnare altra vita lavandolo bene in una soluzione di benzina+pulitore per iniettori, ed uno sul castello della pompa, in carta, che quando si intasa ha pure la sgradevole caratteristica di rompersi a causa della pressione che si crea all’interno.
Ebbene, il filtrino in carta può essere eliminato per poi utilizzare al suo posto un filtro esterno da auto.
In pratica si toglie il filtrino, si collega l’uscita della pompa ad una nuova tubazione che va al filtro esterno, e poi dall’uscita del filtro si torna all’innesto originario che porta la benzina agli iniettori.
Accoppiando le due modifiche si ottiene una protezione pressochè totale dalle benzine sporche e un piacevole “effetto collaterale”, ovvero un’onda di pressione maggiore che rende la moto più pronta in basso.
Eliminando il filtrino in carta, che faceva da piccolo collo di bottiglia, si ha da subito la disponibilità di benzina quando il motore la chiede… per fare un esempio, è come mettere la stessa quantità di liquido in un bicchiere o in una bottiglia.
Rovesciando la bottiglia il liquido esce poco alla volta, rovesciando il bicchiere esce tutto insieme.
Chiaro l’esempio, no?
Se volete saperne di più e magari procurarvi il necessaire per fare il lavoretto sulla vostra Kappa (io ve lo consiglio vivamente), vi lascio con il link ai due thread nel forum LC8.org (ricchissimi di foto e informazioni) e l’indirizzo e-mail di Guglielmo 🙂

E-mail di Guglielmo “Guglemonster”
Thread/gruppo di acquisto filtri per bocchettone su LC8.org
Thread/gruppo di acquisto filtri pompa su LC8.org

Windscreen Disgust .. again (and again, and again..)

Il titolo del post prende spunto da un thread presente su advrider (link QUI), un thread che al momento in cui scrivo conta 111 pagine e 1662 messaggi (si, avete letto bene, millecentosessantadue).
Di che si parla nel thread in questione? Semplice (per modo di dire).. si parla del cupolino della KTM Adventure, croce e delizia dei possessori.
Perchè se ne parla così tanto (e perchè “croce e delizia”) vi starete chiedendo?
Fondamentalmente per trovare una soluzione all’annoso problema del “buffeting”, ovvero delle turbolenze fastidiose che arrivano ad altezza casco e generano rumore e a volte anche vibrazioni.
La soluzione non è affatto semplice, perchè i fattori che influenzano questo fenomeno sono molteplici.. entrano in ballo la forma del cupolino, la sua altezza, il tipo di casco, l’altezza del pilota, quella della sella, e addirittura anche la forma degli specchietti e dei paramani.
Ecco perchè non si trova una soluzione univoca.. quello che va bene per me, magari non funziona per qualcun’altro solo perchè ha un casco diverso.
Ed ecco spiegato il fiume di messaggi lasciati nel forum e le centinaia di foto a testimoniare le più svariate soluzioni/sperimentazioni, alcune ingegnose e piacevoli, altre completamente inguardabili. Perchè va bene la protezione aerodinamica, ma mantenere un minimo di gusto estetico in certi casi dovrebbe essere dichiarato obbligatorio per decreto. Non puoi mettere il parabrezza della vespa special dello zio, trovato in soffitta, sull’Adventure. Non scherziamo, su..
Diciamo subito che se siete diversamente alti (pernacchia) (scherzo!) il problema si ridimensiona molto, ma se superate il metro e ottanta siete spacciati, non c’è via di scampo.
Io combatto con questa cosa da tempo immemore e ho provato vari cupolini, da quello originale a quello rally, da quello alto con il “baffo” superiore (autocostruito), a quello regolabile (sempre autocostruito, coniugando il residuo di un cupolino crepato e di un esperimento in vetroresina con due guide per cassetti del Brico ad unirli in uno scorrevole matrimonio). Ho provato persino un cupolino basso, quasi inesistente, confidando nel fatto che se l’aria arriva diretta è meno fastidiosa che se arriva con le turbolenze.
Comunque, in molti si trovano bene col plexiglass “touring” venduto da KTM, che pare risolva molti problemi. Ha un solo difetto.
E’ brutto come un calcio nei coglioni ben assestato, come dicono i francesi.
Seriamente, ci ho provato a farmelo piacere, stavo quasi per comprarlo, ma poi niente.. pensavo di essere più coraggioso, scusate.
Ad ogni modo, mi sono chiesto “perchè il plexiglass “Touring” funziona?”. La forma, certo, ma cosa di quella forma è più efficace?. Non l’altezza, o meglio non solo, perchè ho sperimentato che quella non risolve un bel niente. Modifica, attenua, ma non risolve, almeno nel mio caso.
E allora cosa in quella (brutta) forma aiuta?
Innanzitutto è più largo dell’originale, ma soprattutto ha due rigonfiamenti laterali che hanno il compito di far defluire l’aria oltre la sagoma del pilota, eliminando i vortici nella zona della testa.
Constatato questo mi sono messo a cercare il modo di ricreare quelle funzionalità, partendo dal cupolino regolabile “made in cantina” di cui sopra.
Il lavoro si è svolto in due fasi.
La prima, la fase del progetto, si è avvalsa di un sofisticato sistema, basato su complicati modelli matematici, di simulazione dei flussi aerodinamici con responso in tempo reale.
La seconda fase, quella di test, di un altrettanto sofisticato sistema di prototipazione rapida modulare tridimensionale.

Vado a spiegare meglio.
In fase di progetto ho camminato per decine di chilometri gesticolando come uno scemo intorno al cupolino con le mani, cercando di capire grossolanamente come e dove deviare l’aria, per la gioia di quelli che mi incrociavano e non capivano che cavolo avevo da agitarmi così.
La fase di test invece ha visto protagonista l’intramontabile binomio “sagome di cartone + nastro da pacchi”, che funziona bene ma ti fa andare in giro con la moto conciata come un pacco appena consegnato dal postino.

Alla fine, quello che è uscito lo vedete in foto. L’unghietta superiore removibile ha una funzione abbastanza marginale, la vera differenza la fanno le due alette trasparenti ai lati. Il rumore si è ridotto di un buon 70%! Vittoria!
Le due alette sono costruite con due pezzetti di policarbonato Lexan, tagliato con il seghetto alternativo e piegate a caldo.
Per fissarle ho usato dell’ottimo biadesivo della Pattex (era sponsor tecnico della Ducati, se tiene insieme quelle.. 😀 ), scaldato bene prima dell’applicazione.

E se il risultato non vi piace, vi ricordo che nel thread originale, non a caso, era presente la parola “disgust”.. dovevate aspettarvi qualcosa di brutto, no? :p 😀

"Uè, recchie di gomm!"

“Uè, recchie di gomm!”