Sardegna: la rivincita :)

Inutile girarci intorno, con la Sardegna era rimasto un conto in sospeso.
Lo scorso anno, quando siamo arrivati al casello di Livorno per andare a prendere il traghetto la moto ci ha giocato un brutto scherzo, perdendo la folle e la prima marcia, giusto un paio d’ore prima della partenza.
Partenza che, alla fine e giocoforza, abbiamo dovuto posticipare al giorno successivo, ma in macchina.
Certo, la vacanza l’abbiamo fatta lo stesso, ma ogni volta che c’era da spostarsi entravo in modalità “Germano Mosconi” (se non sapete chi è cercatelo su youtube, ma tenetevi alla larga se siete ferventi cattolici) e da buon toscanaccio proferivo bestemmie tonanti, al ritmo di un paio ogni tre curve. Circa.
Alla fine il danno alla moto si è rivelato una cavolata, ma ormai la frittata era fatta.
Per tutta la vacanza mi sono sentito come se mancasse un pezzo di me. Essere lì, in mezzo a quelle curve, a quei panorami, in macchina, mi faceva sentire in gabbia.
Questa “ferita” andava sanata prima possibile.
L’occasione si è presentata quando, guardando il calendario, mi sono reso conto che con 3 giorni di ferie sarei riuscito ad attaccare insieme il 25 Aprile e il primo Maggio.
E così siamo riusciti a goderci, finalmente, un migliaio di chilometri di meravigliose strade, di gran curve, di “scorciatoie creative”, di paesaggi mozzafiato e di tutto quello che la splendida isola può offrire.
La sera del 25 ci siamo goduti la bellissima atmosfera del Bosa Beer Fest, che per tre giorni ha “invaso” le due sponde del fiume Temo con decine di birre sarde e non (quest’anno c’erano 21 birrifici, compreso uno spagnolo!), il migliore street food della sardegna, tanta allegria e tanta musica.
Il 26 ci siamo spostati poco lontano, a Fordongianus, noto per le antiche terme romane situate sulla sponda sinistra del Tirso, dove è possibile trovare anche le sorgenti di acqua calda che si immettono nel fiume. L’acqua in questione sgorga alla temperatura costante di 56 gradi centigradi per tutto l’anno. Fidatevi, la temperatura citata è reale, e immergere il piede (come ho fatto io, ndr) in una delle pozze colme d’acqua appena sgorgata non è per niente una buona idea 🙂
Meglio trovare un punto più fresco, dove la sorgente si mescola al fiume, o approfittare delle terme 🙂
Il paese è conosciuto anche per le cave di trachite (rossa, verde e grigia), una roccia di origine vulcanica molto usata per le costruzioni (ha un ottima resistenza meccanica e una notevole durezza, pur mantenendo una buona lavorabilità).
La trachite viene utilizzata anche per scolpire le statue (alcune visibili in giro per il paese) che vengono realizzate durante il simposio internazionale di scultura su pietra, che da quasi trent’anni si svolge nel paese.
Tappa successiva, dopo aver tentato (quel giorno c’erano solo visite su appuntamento) di visitare il nuraghe Nuraddeo, uno dei meglio conservati della Sardegna, Ulassai.
Situato nel cuore dell’Ogliastra, è circondato dai caratteristici massicci rocciosi di origine calcarea denominati “tacchi”.
Qui è nata e vissuta l’artista Maria Lai, le cui opere si possono ammirare sia in giro nelle strade che alla “Stazione dell’arte”.
Nei dintorni di Ulassai ci sono un sacco di cose da vedere, noi abbiamo visitato la maestosa grotta di Su Marmuri, fatto un bel po’ di passaggi nei bei tornanti che conducono a Jerzu (paese ricco di vigneti e conosciuto per la produzione del Vino Cannonau), visto da vicino il paese abbandonato di Gairo Vecchia e tentato di vedere le cascate di Lequarci.
Perché “tentato”?
Perché come recita wikipedia “Sono osservabili solo durante periodi di alta piovosità”, e di acqua in quella zona ne era caduta ben poca, purtroppo.
Siccome siamo persone sensibili e ci siamo rimasti malissimo, abbiamo pensato bene di consolarci, a cena, con della carne magnifica acquistata dal simpatico titolare della macelleria Barigau, se andate da quelle parti segnatevi il nome, e se non lo trovate in negozio affacciatevi sulla strada sottostante, probabilmente è lì a chiacchierare con gli amici 🙂
La tappa successiva è stata Tempio Pausania, la “città di pietra”, così soprannominata per il suo centro storico fatto di edifici e pavimentazioni in granito.
Purtroppo l’installazione di vele colorate ideata da Renzo Piano per abbellire piazza Faber era in manutenzione, però prima di ripartire il mattino successivo siamo riusciti a visitare (allo Spazio Faber) una bella mostra fotografica con foto inedite di De André scattate dagli abitanti di Tempio, una mostra permanente di 16 pannelli con immagini che raffigurano la vita del cantautore in Sardegna.
E ci siamo concessi una visita alla minuscola chiesetta di campagna, qualche chilometro dopo la tenuta dell’Agnata, dove Fabrizio e Dori Ghezzi battezzarono la figlia, Luvi.
Ultima tappa del soggiorno in terra sarda, San Pantaleo, raggiunto dopo aver fatto una deviazione (molto creativa, sterrato compreso) verso la costa per vedere la roccia dell’elefante (pare strano, ma nonostante i tanti viaggi in Sardegna ancora non ero passato da lì) e pranzare sul mare a Castelsardo, grazie al salame, al formaggio e al pane regalati dalla gentilissima signora del B&B dove avevamo dormito a Tempio Pausania 🙂
San Pantaleo, una piccola perla incastonata tra i picchi di granito e la modaiola Costa Smeralda, un piccolo borgo di case basse, piccole botteghe artigianali e atelier artistici, in equilibrio fra relax e bella vita in fuga dalla costa che affolla la piazzetta (circondata da  locali dai prezzi piuttosto salati) per l’aperitivo e la cena.
Rientriamo in continente sereni e leggeri, consapevoli che il conto con l’isola è finalmente pareggiato.
Torneremo ancora, e ancora, a scoprire altri mille angoli di questa terra meravigliosa, ogni volta sempre nuova.
E quel vecchio conto in sospeso resterà un ricordo su cui ridere davanti ad una birra 🙂

Qui trovate le foto, nell’immagine sotto il percorso 🙂
Questo è il sito del Bosa Beer Fest, tanto per invogliarvi ad andarci 🙂
Più in basso, il lurido bastardo piccolo perno responsabile del problema al cambio..

sardegna_2018

 

Lurido, piccolo perno infame..