“Testardo” (ovvero storie di valigie addomesticate)

Come raccontavo in questo post, in seguito ad un piccolo incidente ho dovuto ricomprare le mie amate valigie di alluminio.
Un po’ per risparmiare, un po’ perché volevo provare qualcosa di nuovo, ho pensato di restare “in Italia” ed acquistare una coppia di valigie Kappa K-Venture da 37 litri per montarle sul classico telaietto tipo Givi “PL”, quello in uso da anni per le valigie in plastica.
Il problema è che non tutto è andato precisamente nel verso giusto.
Premessa: le valigie in se sembrano veramente di ottima fattura, robuste, ben rifinite, dotate di ganci per la rete portaoggetti nella parte inferiore dei coperchi e con i coperchi stessi staccabili completamente all’occorrenza.
Dal punto di vista costruttivo direi che si sono rivelate decisamente all’altezza, se non migliori, di altri marchi ben più blasonati.
Il problema è arrivato quando le ho piazzate sulla moto.
La posizione sull’Adventure è risultata completamente sbagliata.
Mi sono trovato con le valigie collocate in posizione molto avanzata e a ridosso della pedana passeggero, con pochissimo spazio per le gambe dello stesso, e tanto (troppo) inclinate in avanti.
Belle da vedere, molto aggressive, ma con un piccolissimo effetto collaterale: per via dell’eccessiva inclinazione lo spigolo posteriore delle borse eccede il livello del portapacchi, rendendo completamente impossibile l’utilizzo di una sacca a rotolo di grosse dimensioni (come quella che uso di solito per l’equipaggiamento da camping, 50 o 60 litri) collocata sul portapacchi.
E non si tratta di pochi centimetri, recuperabili con degli spessori: i centimetri di dislivello alla fine del montaggio sono ben sette!
La foto rende piuttosto bene l’idea.

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“dai, sempre a lamentarti.. se la borsa la metti in verticale alla fine ci sta!”

I nuovi telaietti a sgancio rapido forse non avrebbero presentato il problema, ma ovviamente non vengono prodotti per la Adventure 950/990.
Il surreale dialogo avuto con lo staff Kappa sulla pagina Facebook (che potete ammirare negli screenshot sotto) non ha dato alcun esito (se non quello di tenermi alla larga dai loro prodotti per i prossimi acquisti, con tutta probabilità).

Ma siccome “io sò testardo”, come recitava nel lontano 2000 un ispiratissimo Daniele Silvestri, mi sono deciso a sistemare la cosa.
Fedele al motto “chi fa da sé fa per tre”, ho inziato a pensare a come modificare i telaietti.
Dopo aver formulato varie ipotesi e razionalizzato il fatto che l’impresa si presentava disperata, almeno con metodi e attrezzature “cantinare”, ha inziato a balenarmi in testa la malsana idea di resuscitare, sistemare ed adattare allo scopo i cari vecchi telai della SW-Motech.
Peccato che uno di questi fosse uscito decisamente maluccio dall’incidente e che , in aggiunta, l’adattatore fornito con le valigie per usare i telaietti givi tipo PL non fosse  comunque utilizzabile senza modifiche (l’adattatore in questione funziona per tutte le valigie Givi/kappa con attacco monokey tranne queste e le Givi Trekker Dolomiti, per la cronaca).
Ma siccome non sono un tipo che si arrende facilmente, ho deciso di provarci comunque.
La modifica che avevo in mente era abbastanza invasiva, ma essendo i telaietti destinati alla discarica, non mi son fatto troppi problemi.
Tanto per cominciare ho raddrizzato e fatto combaciare di nuovo tutti gli attacchi rapidi con le predisposizioni da montare sulla moto (ovvero le staffe sulle pedane passeggero, sui fianchetti, sotto al portapacchi e il passante dietro alla targa), operazione compiuta con sapienti colpi di mazzetta, la presa delicata di una morsa e la precisione di un giratubi più simile ad un’arma che ad uno strumento di lavoro..
Una volta rimesso il tutto in posizione (si, insomma, più o meno), ho risaldato tutto quello che si era strappato o crepato in seguito all’urto. Sono un pessimo saldatore, quindi l’operazione ha richiesto tanta pazienza e svariate bestemmie, ma alla fine in qualche modo ce l’ho fatta. Risultato non perfetto dal punto di vista estetico, ma perfettamente funzionale, quindi missione compiuta.
Almeno la parte facile.
La parte difficile è arrivata quando è giunto il momento di far stare le valigie attaccate  ai telai.
La piastra adattatrice andava spostata leggermente in alto, e fin qui nessun problema particolare, solo due fori da fare esattamente sopra a quelli predisposti sui telai (che, ricordo, possono ospitare valigie di varie marche tramite piccoli adattatori) per le Givi.
Ma la piastrina in questione ha bisogno di spazio vuoto nella parte posteriore, per fare spazio alle sedi per le viti dello sgancio rapido.
Ci ho riflettuto un po’, dopodiché ho preso la decisione drastica, ovvero una fresa da 25mm per praticare due asole in corrispondenza delle suddette sedi.
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Pochi minuti di paura, ma alla fine il test è andato benissimo: la valigia montava perfettamente! (la folla rumoreggia stupita). 😀

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Sicuramente la struttura si è leggermente indebolita, ma quella piastrina comunque serve solo per tenere la borsa in posizione (il peso è scaricato sui perni e sulla barra nella parte inferiore), e comunque mi sono ripromesso di rinforzarla saldando una piccola traversina dalla parte opposta.
Una verniciata per rendere di nuovo presentabili i telai, et voila.
Finalmente le valigie sono tornate in una posizione normale, ed in più ho di nuovo i telaietti smontabili da poter rimuovere quando non servono.

E’ stata dura, ma alla fine ho vinto io.
Per l’appunto, “so’ testardo”.. 🙂
Ah, la canzone è questa 😉

Il GPS? Fattelo amico!

Lo ammetto, la mia passione per questo simpatico strumento ha origini lontane, da quando ancora gli apparecchi per la navigazione come li conosciamo oggi non esistevano e bisognava arrangiarsi.
Come?
Per esempio con ricevitori satellitari esterni collegati a computer palmari tramite cavi seriali autocostruiti  e software improbabili e assai limitati (anche per quanto riguarda la copertura cartografica).
Ma era bello sentirsi un po’ pionieri, lo ammetto 🙂
Adesso questi strumenti sono veramente alla portata di tutti ma non sono molte le persone che riescono a sfruttarli come si deve, e in molti non ci si avvicinano un po’ per colpa  dei pregiudizi (tipo “il GPS non serve a nulla, meglio la cartina”), un po’ per la  paura di non riuscire ad usarli.
Qualche tempo fa un mio amico, anche lui appassionato come me, decise di mettere a frutto le sue conoscenze ed organizzò un corso per principianti, che piacque molto.
Visto che da ieri ha messo a disposizione di tutti la dispensa usata per il corso, vi segnalo il post in questione su Moto-Explorer (così vi fate anche un giro sul suo sito, molto interessante) da dove potrete scaricarla in formato PDF.
Forza, correte! ^_^

Qui trovate il sito di Stefano, qui il link diretto per l’articolo.

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..ehm.. forse la situazione è un po’ sfuggita di mano..

“the good, the bad and the ugly”

Il titolo western è da intendersi ovviamente in senso metaforico (tranne per quanto riguarda l’ “ugly”, quello sono io ^_^ ).
“the good, the bad”, il buono e il “cattivo”, simboleggiano le cose successe in questo periodo di pigrizia che mi ha tenuto lontano dalla tastiera per un po’.
Da dove cominciamo?
Beh, dalle buone, ovviamente, “the good”.
Dall’ultima volta che ho scritto ci son state diversi eventi di cui parlare (ve li racconto brevemente, sennò vi annoio e facciamo giorno, come si suol dire), li elenco in ordine sparso:

-Inaugurazione del monumento a Fabrizio Meoni
-Gita all’isola del Giglio
-Raduno LC8.org sulle Dolomiti
-Traveller’s Camp

 

-Inaugurazione del monumento a Fabrizio Meoni

Fabrizio Meoni ha lasciato un grande vuoto nel cuore degli appassionati quel maledetto giorno nel deserto della Mauritania.
Era un personaggio molto amato, non solo per le sue gesta sportive, ma anche e soprattutto per il suo modo di essere, schietto e caparbio ma con un cuore enorme.
Quel cuore che l’ha spinto a piangere, sul podio della Dakar, guardando i bambini sporchi e malnutriti sotto al palco.
Quel cuore che l’ha portato, prima della sua scomparsa, a costruire qualcosa per quei bambini e per la terra che amava.

“…L’Africa mi ha dato tanto, è giusto che io restituisca qualcosa all’Africa per aiutare i più deboli”, disse.

La fondazione che prosegue la sua opera (e porta il suo nome) ha realizzato, fra le altre cose, tre scuole a Dakar.

A 12 anni dalla sua scomparsa, il comune della sua città ha voluto rendergli omaggio con una statua realizzata da Lucio Minigrilli, la cui gestazione è durata due anni, che lo ritrae mentre affronta una duna in sella alla sua KTM.
Tantissima gente è accorsa il 14 maggio a Castiglion Fiorentino, a testimonianza di un affetto rimasto immutato negli anni, e il rombo delle moto al limitatore mentre la statua veniva scoperta è stata la colonna sonora di un momento veramente emozionante.
Così come per me ad alcuni amici è stata emozionante anche la giornata precedente all’inaugurazione.. abbiamo pranzato e passato il pomeriggio con gli amici di Fabrizio che ci hanno raccontato aneddoti e pezzi di vita, quelli che non leggi sui giornali e che ti fanno capire ancora meglio che gran persona fosse il “Cinghiale”. E che dopo ci hanno accompagnato al cippo a lui dedicato collocato vicino al Passo della Foce, in mezzo ai sentieri dove si allenava.

L’articolo della Gazzetta

Il sito della Fondazione Fabrizio Meoni 

La pagina Facebook del Motoclub Fabrizio Meoni


-Gita all’isola del Giglio

Visto che quest’anno il primo Maggio cadeva di lunedì, abbiamo colto l’occasione per prendere le moto e fare una gitarella all’Isola del Giglio, a qualche anno dal fattaccio della Costa Crociere.
Non eravamo mai stati sull’isoletta, e c’è da dire che forse ha poco senso andarci in moto (ci sono pochissimi chilometri di strade) se non per la facilità di spostamento (e il prezzo del traghetto più basso rispetto all’auto)..
Non c’eravamo mai stati, e abbiamo colmato la nostra lacuna con grande piacere.
Soprattutto fuori stagione l’Isola del Giglio è carinissima, se vi piace camminare a piedi ci sono molti sentieri, il mare ovviamente è bellissimo, e si mangia bene.
Noi alloggiavamo in un piccolo appartamento a Giglio Castello, proprio nel cuore del borgo, un paese da visitare gironzolando senza meta nelle stradine, in mezzo alle case di pietra, godendo degli scorci suggestivi che appaiono all’improvviso..
Molto piacevole è stato anche il particolare aperitivo in cui siamo stati coinvolti dalla titolare del negozio di alimentari dove stavamo facendo la spesa..
Un aperitivo in vigna, con un panorama splendido e un vino notevole (l’Ansonaco) prodotto proprio da quei filari, che ci ha dato l’occasione di una piacevole chiacchierata a proposito delle difficoltà di vivere lì, di coltivare, di crescere i figli, e di come nonostante tutto quelle persone amino e siano affezionate alla loro terra.

Qui trovate qualche foto 🙂

 

-Traveller’s Camp

Evento molto particolare, giunto alla sua quarta edizione, che vuole rappresentare un punto di incontro per motoviaggiatori, un meeting in cui ognuno porta un po’ della sua esperienza, dove ci si scambiano idee, opinioni, proposte, racconti, o semplicemente si fanno quattro chiacchiere con vecchi e nuovi amici.
Quest’anno (il primo, per me) si è svolto al villaggio ecologico di Granara, vicino a Valmozzola, in provincia di Parma.
Una situazione molto “easy”, con toilette ecologiche, docce quasi all’aperto (con acqua riscaldata dal sole, e in quei giorni ce n’era tanto), e le tende montate liberamente in un campo.
A rendere surreale la location, un.. tendone da circo.
Esatto, un tendone vero e proprio, dove si sono svolti gli incontri con i motoviaggiatori scelti per raccontare le loro storie.
Vi metto il link con l’articolo di Totò le Motò sul sito di Motoadventure, visto che non saprei raccontarvelo meglio 🙂

-Raduno LC8.org sulle Dolomiti

Anche quest’anno il raduno del forum è andato alla grande.
3 giorni nella splendida cornice delle Dolomiti, con base a San Martino di Castrozza all’Hotel “La Montanara”, coccolati dall’albergatore-motociclista che oltre ad accompagnarci durante il giro, ci ha fatto trovare pure la carta igienica “Orange” ^_^
Ottimo cibo, belle curve, vecchi amici, nuove conoscenze, birra, risate, cazzeggio. Menu completo, direi 🙂
La possibilità di partire con un giorno di anticipo ci ha dato la possibilità di goderci il raduno al meglio, ed anche di fare una salitina a cima Rosetta ed ammirare le Dolomiti “da sopra”, invece che dal basso 🙂
Peccato per il ricordino di 137 euro recapitato a mezzo raccomandata in busta verde, ma son cose che capitano.. 🙂

Questo è il video del raduno..
https://youtu.be/ZvP-gCSlFHw

Il sito dell’ Hotel
http://www.hotelmontanara.it/
…the bad..

Per quanto riguarda le cose meno belle, purtroppo devo raccontare anche di un incidente che ci ha coinvolto al ritorno dall’inaugurazione della Statua a Fabrizio Meoni.
La dinamica, purtroppo, sempre la stessa di tanti altri, ovvero una strada laterale che si immette sulla provinciale, un’auto ferma allo stop, io che faccio i fari, suono il clacson, rallento, inizio a spostarmi al centro della carreggiata, l’automobilista alla guida che oltre a non sentirmi non si degna minimamente di guardare dalla mia parte e scatta dallo stop mentre sono praticamente davanti al suo cofano.
C’è mancato un pelo, eravamo quasi salvi, ma purtroppo l’auto mi ha colpito nello spigolo valigia destra.. ho cercato inutilmente di tenere la moto in piedi, ma la conseguenza del controsterzo è stato un piccolo high-side che ci ha sbattuto a terra.
La zavorrina ha preso una bella botta alla schiena, ed è stato necessario un controllino in ospedale mentre io sbrigavo le pratiche “burocratiche”..
Alla fine ce la siamo cavata con poco.. un po’ di dolori sparsi, un gran bello spavento per la povera passeggera, un po’ di vestiario e ferramenta da ricomprare (e per quanto riguarda le valigie poi aprirò un capitolo a parte), ma la povera moto da gran guerriera si è comunque rialzata ancora una volta e mi ha riportato a casa.
Alla fine, anche se sembra una frase fatta, è andata decisamente bene.

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