Gomme che gommano: Continental TKC70

Difficile la scelta delle gomme per una moto come la KTM Adventure.
Ti verrebbe voglia di montare sempre delle tassellate, che oltre ad appagare l’occhio rendono la moto divertentissima in fuoristrada, ma se usi la Kappona anche per viaggiare (magari in due) non puoi, perché si consumano solo a guardarle e per guidare sul bagnato non sono proprio il massimo.
All’estremo opposto ci sono le gomme stradali, alcune con una buona resa chilometrica, meravigliose sui passi, ma che (manico a parte) non vanno molto oltre la strada bianca quando ci si allontana dall’asfalto.
Senza considerare il fatto che, sulla Kappona, sono anche abbastanza discutibili esteticamente.. 🙂
Come recita il vecchio adagio, “in medio stat virtus”, ed ecco che per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte ci rivolgiamo ai pneumatici definiti “dual sport” (o “all-rounder”, o simili), che hanno la caratteristica di andare molto bene su asfalto e riuscire a garantire una buona dose di divertimento e sicurezza anche fuori dal bitume, ovviamente senza pretendere di andarsi ad infilare nel fango o nelle mulattiere impestate.
Le gomme montate di primo equipaggiamento sull’Adventure, le Pirelli MT90 Scorpion, a detta di molti sono validissime rappresentanti di questa categoria.
Peccato che abbiano sulle spalle un progetto vecchio di almeno una decina d’anni (mai aggiornato), si spiattellino velocemente quando si viaggia carichi, siano in vendita ad un prezzo esagerato e durino pochissimo, almeno a me.
Dopo aver provato gomme di varie marche e modelli (la cui disamina meriterebbe un post a parte, piuttosto lunghetto), appena sono state disponibili le Continental TKC70 mi ci sono fiondato, curiosissimo di capire come una delle principali aziende del settore avesse interpretato questa tipologia di pneumatici, che va a collocarsi fra le stradali TrailAttack e le tassellate TKC80.

TKC70 fresche di corriere..

TKC70 fresche di giornata!

Appena montate l’impatto è stato traumatico.
Uscito di casa, ho fatto la rotonda e mi son fermato a controllare se c’era qualcosa che non andava.
La moto sembrava “prendere sotto” al primo timido accenno di piega, in maniera molto marcata. Ho ricontrollato la pressione, che era ok, e sono ripartito.
Ci sono voluti una cinquantina di chilometri per abituarmi a questa reazione (evidente solo a basse velocità e, mi giunge voce, meno marcata sui pneumatici da 19″), ma poi piano piano siamo diventati amici.
Molto amici.
La moto si inserisce in curva con una rapidità impressionante, scende alla corda fulminea e una volta in piega è stabile come se la ruota fosse vincolata ad una rotaia, mai l’espressione “sembra di guidare sui binari” fu tanto azzeccata.
In mezzo alle curve si son rivelate le gomme più divertenti mai provate sulla 990, e anche forzando la mano e dandoci dentro col gas restano sincere, con un feeling che permette di spingersi fino ai limiti senza la minima sbavatura.
Il comportamento sul bagnato si è rivelato ineccepibile, permettono di guidare a ritmi elevati in tutta sicurezza, drenano bene l’acqua e offrono un grip in frenata perfetto. Evidentemente la mescola fa ottimamente il proprio dovere, visto che anche passare dalle zone di asfalto asciutto a quello umido non crea il minimo scompenso, e si scaldano in fretta in qualsiasi condizione (questo però è da verificare con temperature più rigide).
E in off, come si comportano?
Insospettabilmente bene.
Leggermente sgonfiate, sugli sterrati Sardi mi hanno consentito di tenere tranquillamente il passo di una moto equipaggiata con le più aggressive (almeno esteticamente) Metzeler Karoo3, rivelando un anteriore sorprendentemente preciso e stabile, anche in frenata. Il posteriore è leggermente più “anonimo”, ma comunque dal comportamento simile ad altri pneumatici della stessa categoria.
Tutto perfetto quindi?
Quasi.
C’è da segnalare qualche ondeggiamento di troppo alle alte velocità.. inizialmente lo sterzo sembrava alleggerirsi già intorno ai 140-150 all’ora, poi diminuendo leggermente la pressione (2,1-2,2) la situazione è migliorata. Togliendo anche un giro di precarico dalla forcella sono riuscito ad arrivare a velocità da arresti domiciliari leggermente superiori al consentito prima che si manifestasse l’alleggerimento. L’idea che mi son fatto è che questo comportamento sia dovuto alla combinazione di profilo molto appuntito e carcassa rigida,  ad ogni modo la cosa non è preoccupante visto che si parla di velocità decisamente elevate, e inoltre le TKC hanno la stampigliatura M+S (con cui non si dovrebbero in ogni caso superare i 160Km/h)
Devo anche riportare, per dovere di cronaca, che sul mio pneumatico posteriore dopo circa 3000km hanno iniziato a spuntare fuori delle piccole crepe sul battistrada, fra un tassello e l’altro, come visibile in foto.

"Ho dato talmente tanto gas che ho crepato le gomme". Certo, come no.

“Ho dato talmente tanto gas che ho crepato le gomme”. Certo, come no.

Non potendo valutare autonomamente l’entità della cosa, per fare le vacanze ho sostituito le gomme, visto che non volevo rischiare di sollecitarle con un viaggio di 4000km in due, carico.
Avrei voluto far visionare il pneumatico direttamente dalla Continental, ma in questo caso la procedura prevede che sia il rivenditore a fare da tramite.
Visto che io li avevo acquistati in Germania, avrei dovuto inviare la gomma a loro, a mie spese, e loro l’avrebbero girata alla casa.
Alla fine, dato che la trafila si sarebbe rivelata lunga e farraginosa e mi sarei trovato senza pneumatico per chissà quanto tempo (conosco persone che l’hanno fatto, per problemi simili con altre marche, e non hanno più saputo nulla), ho deciso di fregarmene e rimontarli tenendoli d’occhio. Li sto usando tuttora senza problemi, quindi forse possiamo liquidare la cosa come un falso allarme.
Capitolo durata.
Intanto due premesse: la prima, è che stiamo parlando di un parametro piuttosto variabile, in quanto assetti, percorsi e soprattutto stili di guida differenti possono portare a differenze di chilometraggio anche significative.
La seconda, è che sono uno che le gomme le mangia allegramente, tanto che con le MT90 cui accennavo ad inizio articolo non riesco a fare nemmeno 5000km (mentre ci sono persone che passano i 10.000).
Al momento con le TKC sono a quota 7000, con utilizzo misto (30% off e 70% asfalto, anche Sardo, notoriamente poco gentile nei confornti del battistrada) e dovrei riuscire a farne ancora 1000-1500 col posteriore. Non male, direi.

Quindi TKC70 promosse a pieni voti e seriamente candidate come pneumatici ideali per un uso a 360 gradi.
Gran gomme davvero 🙂

Montate fanno anche la loro figura, diciamolo.

Montate fanno anche la loro figura, diciamolo.

Frenaaaaaaaaaaaaaa!

Molti possessori di Adventure hanno riscontrato un problemino con il freno posteriore.
In pratica dopo qualche frenata a basse velocità, la leva va giù a vuoto e finché l’impianto non si raffredda ci si può scordare il freno.
A me la cosa è successa diverse volte, sia in fuoristrada che in strada, in particolar modo viaggiando in due a pieno carico su strade con molte curve, in discesa.
Ora, se su strada il problema può anche essere considerato secondario, in fuoristrada decisamente no.
Come al solito, sui forum/gruppi facebook si sprecano le soluzioni degli “esperti”, che vanno dal cambiare pastiglie al mettere un liquido freni diverso, allo “spurgare l’impianto che passa tutto”,  come se chi va in moto da vent’anni non lo sapesse e non provasse a fare queste operazioni basilari prima di tutto il resto.
In realtà il problema è un po’ più complesso visto che l’inconveniente, anche con pastiglie superfighe e olio fresco e di marca, si presenta comunque.. magari in ritardo, ma arriva.
Secondo me ci sono varie concause che contribuiscono, ovvero:
-pompa freno leggermente sottodimensionata e con serbatoio (troppo piccolo) integrato.
-pompa freno e tubazione in uscita troppo vicini al collettore di scarico.
-pinza freno che tende al surriscaldamento, aiutata non poco dal punto precedente.

La prima cosa che ho fatto per tentare di arginare il problema è stato costruire una piccola schermatura che riparasse un po’ il tubo del freno dal calore diretto del collettore anteriore, quello che passa più vicino.
Un semplice pezzo di lamiera in alluminio, sagomato a dovere, foderato con del materiale isolante (quello adesivo che di solito si mette dentro alle fiancatine per proteggerle dal calore dei terminali) e fissato con una fascetta.

"..Antò, fa caldo.."

“..Antò, fa caldo..”

Banale, non risolutivo, ma comunque ha fatto in modo che facendo fuoristrada in Sardegna non mi ritrovassi senza freno nemmeno una volta.
Per una soluzione a costo zero, è un successo 🙂
In viaggio l’efficacia della schermatura è stata minore, anche se avvertibile.. mi è successo solo una volta (rispetto alle tre dello scorso anno) di trovarmi a pestare inutilmente il pedale.
Ad ogni modo, problema attenuato ma non risolto.
Ergo, procedere con lo step due.
Qualche tempo fa è stato realizzato da un team un piccolo dissipatore in alluminio da interporre fra la pinza e il tubo del freno.
Dopo un test in gara, dissero che l’oggettino era molto efficace.
Non essendo riuscito a capire come comprare il “cazzillo” (termine tecnico universale per oggetti di piccole dimensioni) in questione, mi sono messo alla ricerca di un suo simile, e appena trovato (su questo sito) l’ho ordinato.
Questo piccolo dissipatore, oltre ad aiutare lo smaltimento del calore grazie alle lamelle, aumenta anche di un po’ la capienza del circuito idraulico, e come facilmente intuibile.. più liquido c’è, più tempo ci mette a scaldarsi.
Purtroppo il montaggio sull’adventure presenta due problemini.
Il primo è che la filettatura della parte che va avvitata sulla pompa è troppo lunga, e per portarla a battuta bisogna segarne un pezzetto.
Il secondo problema è il tubo freno con terminale angolato. Nel senso che una volta installato, il tubo non riesce ad incastrarsi nelle sedi sul forcellone ma rimane sollevato.
Io ho interposto dei distanziali ricavati da un pezzo di teflon che avevo in garage, col risultato che si vede in foto.

Ok, abbiamo il dissipatore. E pure la sopraelevata.

Ok, abbiamo il dissipatore. E pure la sopraelevata.

Peccato che il tubo rimanga piuttosto esposto, con il rischio che facendo off un ramo si infili fra lui e il forcellone, strappandolo via.
All’inizio avevo pensato di cambiare la tubazione, poi un giro al brico mi ha fornito la soluzione di cui avevo bisogno: un profilato di alluminio a “L” (del costo di circa 5 euro), sagomato e avvitato sul forcellone (con uno strato di gomma interposta per non graffiarlo) insieme ai supporti per il tubo.
Ok, il riparo l’abbiamo trovato.. 🙂

Alzate le barricate! Veloci!

Alzate le barricate! Veloci!

Nell’ultimo giro sul Gargano ho provato ad accanirmi molto più del dovuto sul freno posteriore, anche in fuoristrada, senza riscontrare problemi. E’ presto per dire di aver trovato la soluzione definitiva, ma indubbiamente il miglioramento c’è.
Se non bastasse, passerò allo step tre, ovvero trovare una pompa con serbatoio separato e sostituirla alla striminzita pompa originale.
Dopodiché, non rimane che l’esorcista.

Vieni a ballare in Puglia! (al raduno LC8.org)

Quando è stata lanciata l’idea per il secondo raduno LC8.org nel Gargano non ho aderito subito.
Non perché non mi andasse l’idea, ovviamente, ma perché il periodo scelto era pericolosamente vicino a una data funesta, ovvero quella di oggi.
Otto ottobre duemilaquindici.
Il termine della cassa integrazione e l’inizio della mobilità. E di mille pensieri connessi a questo, al passato, al presente ed al futuro.
Poi alla fine ho deciso che un viaggetto sarebbe stato un ottimo modo per “chiudere un era” (e, lo ammetto, ho anche pensato “chissà quando potrò farne un’altro”) e mi sono iscritto in extremis.
Mai decisione fu più azzeccata.
In tre giorni ho fatto il pieno di emozioni, abbracci, risate, cazzate, racconti, un pieno che mi ha fatto rientrare a casa stanco ma felice, e carico di energia positiva.
Ho rivisto vecchi amici, ho conosciuto persone nuove, dato un volto a molti nickname e assaggiato una parte d’Italia che non conoscevo.
Un morso alle curve, un paio di morsi alle strade sterrate (in quella zona ce ne sono veramente tantissime, un parco giochi) e una degustazione di costa e mare, “servite” da persone calde ed accoglienti.
Portate succulente che ti lasciano con la voglia di tornare ad assaggiare tutto il resto del menù.. 🙂
Ma la parte migliore è stata quando ci siamo fiondati sulla spiaggia con le moto.
Inizialmente con la scusa di fare solo una foto di gruppo, eravamo tutti un po’ titubanti nel lasciarci andare finché Giampiero non ha rotto il ghiaccio e si è messo a correre sul bagnasciuga con la sua 1190R.
Io non ero mai stato sulla sabbia, infatti mi ero candidato a cadere per primo, e invece dopo pochi metri (il tempo di mettere in pratica la teoria accumulata in decine di discussioni e vedere che funzionava) mi son ritrovato a spalancare il gas come un cretino su e giù per la spiaggia.
E devo dire che la sensazione inebriante di libertà che ti regala il correre a 110 all’ora su una spiaggia, accanto alle onde, l’avevo provata davvero pochissime volte.
Testa vuota e manetta spalancata a giocare come un bimbo tra una derapata, una tirata a limitatore e un guado, col sorriso stampato in faccia.. un sorriso di quelli che fanno stare bene.. 🙂

Qui trovate le mie foto del raduno (è un album su Facebook), qui sotto quelle scattate nella spa per bambini cresciuti (ma non troppo) 😉

Un grazie a tutti i presenti al raduno, un grazie speciale a chi si è sbattuto per organizzarlo, e un grazie anche a Loretta che ci ha scattato le foto mentre giocavamo.. gli altri suoi scatti li trovate qui 😉

"cazzo, funziona!"

“cazzo, funziona!”

 

"....freedooooom!!"

“….freedooooom!!”

 

boia, che lavata!

boia, che lavata!